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Programmazione e adattamento

Programmazione e adattamento

“Non proporre esercizi se non si è in grado di eseguirli e di spiegarli”.

Ciò che manca principalmente nell’allenamento fitness è il concetto di programmazione e di progressioni. La programmazione può essere intesa come la creazione di una serie di allenamenti disposti in maniera logica e con l’obiettivo di apportare miglioramenti all’atleta/ cliente. La programmazione non può esistere senza il concetto di sovraccarico, ovvero quello stimolo che va a rompere l’equilibrio (dinamico) del soggetto a riposo, come ad esempio l’aumento della FC quando si inizia a correre. 

L’allenamento è uno stimolo percepito dall’organismo come stress a cui reagire per non soccombere: per questa ragione vengono messi in atto degli aggiustamenti attraverso i quali l’organismo riesce ad adattarsi alla nuova situazione temporanea e ristabilire quindi un nuovo equilibrio. Per continuare l’esempio di prima, l’aumento della frequenza cardiaca all’inizio di una corsa è dovuto ad una maggiore richiesta di sangue ai muscoli che lavorano. Questi aggiustamenti nel tempo provocheranno degli adattamenti, il cui lo scopo è quello di rendere più forte quell’individuo a quel determinato stimolo somministratoli con costanza: gli adattamenti sono perciò specifici allo stimolo allenante. (Es. Dopo circa 1-2 mesi di allenamento aerobico la FC ad una determinata intensità risulterà più bassa). L’aggiustamento è la risposta dell’individuo ad un determinato stress mentre l’adattamento deriva dalla ripetizione cronica degli aggiustamenti. La programmazione è l’organizzazione delle sedute di allenamento ( aggiustamenti) mirate allo sviluppo ed il potenziamento di una o più capacità . 

Per stimolare l’organismo a rispondere in maniera efficace ad un determinato stimolo è necessario rompere l’equilibrio a cui questo è “abituato” utilizzando un sovraccarico: se l’organismo non riconosce lo stimolo come potenzialmente dannoso, esso non romperà il suo stato di equilibrio e non andrà incontro ad un adattamento; mentre, se lo stimolo è ritenuto estenuante e non sopportabile l’organismo soccomberà a questo. La capacità dell’allenatore è quello di saper somministrare uno stimolo a cui l’organismo possa rispondere e al quale potrà poi recuperare: ecco perché diviene fondamentale la conoscenza di ogni esercizio e di ogni metabolismo utilizzato nelle sedute, unendo poi questa alla pratica e all’esperienza. 

Da dove si può iniziare? 

Una fase sensibile e non trattata nei testi sulla programmazione è la fase tecnica iniziale: in questa fase il principiante deve essere messo nelle condizioni di saper utilizzare il proprio corpo e percepire questo in relazione allo spazio, migliorando la capacità di propriocezione. Per questo è fondamentale la piena concentrazione e adesione al programma di allenamento da parte dell’atleta o del cliente. “Prima di correre è necessario saper camminare, ma ancora prima saper gattonare” Lo scopo della fase tecnica iniziale è di mettere il soggetto nelle condizioni di saper affrontare qualunque situazione indipendentemente dal tipo di esercizio proposto: è necessario allenare il corpo e non allenare i pesi. Il Powerlifting ad esempio prevede in una programmazione annuale delle sedute tecniche. Per un neofita la fase tecnica può essere più uno stress mentale che fisico, ma anche questo serve per uscire dai concetti “sbagliati” di allenarsi solo per crescere: un allenamento deve portare benefici all’intera sfera della persona, per cui può essere inteso sia come stress fisico sia che mentale, quest’ultimo però si riferisce alla concentrazione da mettere nell’esecuzione degli esercizi.

Davide ValeriotiA cura del Dr. Davide Valerioti

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