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Il Fabbisogno proteico nella popolazione anziana

Il Fabbisogno proteico nella popolazione anziana

Lo scopo dell’articolo, è di approfondire il fabbisogno proteico nella popolazione anziana. È ormai noto che la massa muscolare, la forza e la funzione fisica diminuiscano con l’avanzamento dell’età. Questo fenomeno, nel soggetto anziano, è dovuto a diversi fattori:

• riduzione sintesi proteica

• declino funzione immunitaria

• aumento massa grassa

• riduzione densità minerale ossea.

Si devono inoltre considerare anche alcune modificazioni di tipo endocrino patologiche come l’alterazione tolleranza ai carboidrati e disfunzioni tiroidee e quelle parafisiologiche

che si possono presentare nel soggetto anziano come:

• ridotta secrezione DHEA (adrenopausa)

• ridotta secrezione GH/IGF-1 (somatopausa)

• ridotta conversione T4 T3.

Ulteriore aspetto da tenere in considerazione è il contesto psico-sociale nel quale l’anziano vive. Da numerose indagini è emerso che gli anziani che vivono in comunità consumano proteine insufficienti al loro fabbisogno, la cui mancanza può contribuire alla perdita di massa magra. Le proteine alimentari sono essenziali per la funzione dei muscoli scheletrici.
L’attività fisica e in particolare l’esercizio “contro resistenza”(resistance training), abbinato all’aggiunta di proteine nella dieta, sembra essere la combinazione migliore e più favorevole per preservare il muscolo scheletrico.
Studi sugli anziani hanno dimostrato che tali soggetti hanno bisogno di una maggiore quantità di proteine per stimolare la sintesi proteica.
La resistenza anabolica che aumenta con l’avanzare dell’età comporta una modifica dei processi di sintesi (MPS - muscle protein synthesis) e degradazione delle proteine (MPB - muscle protein breakdown). Tale fenomeno induce a pensare che si potrebbe incrementare il parametro ad oggi raccomandato dalla maggior parte delle autorità di nutrizione fissato intorno allo 0,8g (g/kg×die) o 0,71 LARN (Società Italiana di Nutrizione Umana-SINU, 2014).

Il presente elaborato non vuole essere critico nei confronti delle attuali linee guida in ambito di nutrizione per l’anziano, ma vuole essere una proposta di approfondimento di nuove teorie. I tassi di MPS sono ampiamente controllati dalla reattività agli stimoli anabolici, come ad esempio il consumo di cibo e l’attività fisica.
I fattori di stress catabolici includono malattia, inattività fisica e processi infiammatori, cui la popolazione anziana tende ad essere più sensibile.
L'invecchiamento non sembra influenzare l’MPB nella stessa misura dell’MPS, la letteratura scientifica pone infatti grande attenzione sul meccanismo di MPS.
Gli anziani hanno mostrato evidenze di "resistenza anabolica", per cui è necessaria una dose più elevata di proteine per ottenere la stessa risposta di MPS di una persona più giovane. Tale concetto è stato spesso messo in discussione, arrivando alla considerazione che la quantità giornaliera di proteine raccomandata dovrebbe quindi essere di 1–1,3 (g/kg×die) per compensare le condizioni cataboliche. Nella condizione di malattia o infortunio, gli adulti più anziani possono aver bisogno fino a 2 (g/kg×die), come è stato raccomandato dal gruppo di studio PROT-AGE. Approfondendo le diverse fonti, si trova conferma della considerazione sopra esposta in numerosi studi che dimostrano che l’assunzione di proteine possa migliorare la funzione fisica negli adulti più anziani.

Le ricerche

Ho trovato molto interessante uno studio svolto in forma di meta-analisi che indaga le diverse somministrazioni apporto proteico suddividendole in quattro gruppi: basso (<0,8

g/kg×die), medio (0,8-0,99 g/kg×die), alto (≥1,0 g/kg×die) e molto alto (≥1,2 g / kg / die). Queste suddivisioni sono state selezionate sulla base di precedenti ricerche.

Studi longitudinali e di revisione hanno sostenuto che gli adulti più anziani dovrebbero consumare almeno 1,0 g/kg×die di proteine (i.e. gruppo alto) per mantenere la massa

muscolare ed un funzionamento fisico ottimale, in modo che valori inferiori alla RDA (<0,8 g/kg×die) possano essere considerati bassi, mentre i valori più alti della RDA, ma inferiori a

quelli raccomandati per questi studi di cui sopra, possono essere considerati medi. In aggiunta, alcune prove hanno suggerito che un minimo di 1,2 g/kg×die di proteine

dovrebbe essere consumato dagli adulti più anziani nel tentativo di rallentare il decadimento fisico e mantenere prestazioni funzionali, indipendentemente dalla presenza di malattie

croniche. Due ricercatori indipendenti hanno condotto alcuni test che hanno condotto ai seguenti risultati.

I gruppi con un’assunzione proteica molto elevata (≥1,2 g/kg×die) e di assunzione proteica elevata (≥1,0 g/kg×die) hanno mostrato rispettivamente un migliore funzionamento fisico degli arti inferiori e migliori prestazioni della velocità di deambulazione (WS) rispetto agli individui che presentano un consumo relativamente basso di proteine (<0,80 g/kg×die).

In tabella si può notare che l’aumento non è avvenuto in tutti i test condotti, come nel caso del test di forza isometrica all’handgrip (IHG). L’apporto più elevato di proteine non sembra, infatti, favorire una migliore prestazione sull'impugnatura isometrica (IHG). Da evidenziare che non si sono verificate significative differenze tra i gruppi di assunzione proteica alta e media. In conclusione, i risultati del presente studio indicano che un’assunzione molto elevata (≥1,2 g/kg×die) ed un'alta assunzione di proteine (≥1,0 g/kg×die) sono associate a migliori prestazioni fisiche degli arti inferiori, se confrontate con un basso apporto proteico (<0,80 g/kg×die), negli adulti più anziani residenti in comunità (casa di riposo). Questi risultati lasciano spazio alla considerazione di una possibile e potenziale necessità di aumentare il quantitativo di proteine nelle linee guida rispetto a quello ad oggi raccomandato.

Tuttavia, sono necessari ulteriori studi clinici per confermare tali teorie.



A cura di Dr. Andrea Lomboni
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